Un braccialetto per triatleti (e per non perdere i figli)

Entri nelle sede di una startup che ti devono raccontare e ti apre la porta il titolare: ” C’è un portone verde, scendo io…”. Chissà com’è mai le persone non sono mai come ti immagini. E infatti Filippo Galbiati che, con due soci, si è lanciato in questa avventura imprenditoriale non è il signore di mezza età che ti aspetti. Lo segui su una scala a chiocchiola di metallo  che porta nel suo ufficio e capisci che è di una tribù “amica” guardando le sue scarpe gialle da triathlon. Che mai ci fa un  imprenditore  con un paio di scarpe da triathlon ai piedi? “Sì è la mia passione- racconta- Ho cominciato negli Stati Uniti quando lavoravo là poi ovviamente ho continuato. Ma amo le distanze lunghe, mi piacciono gli ironman…”. E nei ha fatti parecchi. L’idea di un braccialetto che riportasse su una piastrina un telefono d’emergenza, generalità e una frase di quelle che, per uno che fa sport, ha sempre un significato particolare probabilmente  gli è venuta durante gli infiniti allenamenti in bici. E invece no. ” In realtà mi è venuta perché avevo paura di perdere i miei figli quando andiamo in giro…” confessa. Già, i figli che ti volti un secondo e spariscono…Lapaura di ogni papà, di ogni mamma. Così con Andrea Nicò e Stefano Angelini, loro pure triatleti e maratoneti,  hanno deciso di provare a inventarsi “MyOneTag” un braccialetto colorato di silicone con una piastrina in acciaio inox anallergico che ricorda tanto quelle piastrine che i marines dell’esercito americano portano al collo Filippo, Andrea e Stefano otto figli in tre. Piccoli, che poi a mamme e papà sono quelli che danno più pensiero anche se i «guai, magari più seri, arrivano quando crescono. Però non c’è genitore che non abbia la paura di perdere un figlio. In spiaggia, al centro commerciale, durante la visita a una città straniera. «E io mi ero stufato ogni volta di metter loro in tasca bigliettini da visita con i numeri di telefono- racconta Galbiati- così ho pensato a un braccialetto che potese darmi una mano in un momento di emergenza”. Startup si dice oggi. In realta è un’idea industriale una scommessa che può diventare qualcosa di più. «Noi ci crediamo – racconta Galbiati che ha lasciato il suo incarico da manager in una grande compagnia di telecomunicazioni e si è messo in proprio -. Siamo partiti all’inizio di luglio con un investimento di 10mila euro e già qualcosa comincia a muoversi. Non è semplice cominciare una nuova attività nel nostro Paese perché, dalle banche ai costi di produzione, le difficoltà non sono poche. Però alla fine siamo riusciti a far quadrare i conti e ora stiamo cominciando a capire come far conoscere il nostro prodotto». L’idea è semplice, l’uovo di Colombo. Però bisognava pensarci e tradurla in un’idea industriale. E così è stato. Si fa tutto sul sito di «MyOneTag»  (http://myonetag.com) . Si capisce come funziona, si progetta il braccialetto, si sceglie il colore, si scrivono le informazioni utili e si ordina. «È così – spiega Galbiati -. Molte le richieste che arrivano per proteggere i bimbi ma anche da parte di sportivi, triatleti che scrivono sulla targhetta il numero di telefono della moglie o di chi deve essere avvisato in caso succeda qualcosa ma anche solo una frase a cui sono legati. Stanno aumentando però  anche le persone che segnalano le allergie e c’è chi inserisce il gruppo sanguigno anche se oggettivamente è inutile, perché è impossibile che un medico faccia mai una trasfusione basandosi sulle indicazioni di una targhetta. Qualcuno poi lo usa anche per scrivere frasi d’amore e ne abbiamo anche una serie con i colori delle squadre di calcio. Ma lì le frasi vanno scelte tra quelle pre-stampate». Sicurezza, sport, amore e tifo ma anche progetti che presto protebbero abbracciare anche altre necessità e aprono il campo a nuovi usi: «Ci stiamo lavorando – spiega il Ceo di “MyOneTag” -. Stiamo contattando alcune associazioni perché ci è arrivata qualche richiesta da parte di persone che vorrebbero usarlo per aiutare persone anziane magari con problemi di Alzheimer. Un discorso completamente diverso è quello di inserire nella targhetta un codice a barre che permetta in casi di urgenza di accedere alla cartella clinica di una persona quando c’è un’urgenza. Ne abbiamo parlato e magari in futuro potrebbe essere un’opzione, ma per ora non è un progetto. Anche perché noi volevamo un creare un prodotto il più semplice possibile e per ora va bene così…». Dal momento dell’ordine che viene fatto on line, sul sito, al momento della consegna a casa passano cinque giorni: «Sì, MyOneTag costa 19 euro – spiega Galbiati – e per ora la spedizione è gratuita. Abbiamo cercato di accorciare il più possibile i tempi e ora stiamo pensando di concludere qualche accordo con profumerie, centri commerciali o negozi sportivi per permettere di fare ordini anche lì».

http://blog.ilgiornale.it/ruzzo/2015/10/01/un-braccialetto-per-triatleti-e-per-non-perdere-i-figli/

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