MyTag, per allenarsi con il proprio braccialetto personalizzato

Sono le 6.30 del mattino e nonostante sia domenica per me è il momento di infilare le scarpe da running e uscire a correre. Il paesino di villeggiatura in cui mi trovo, lungo la costa degli Etruschi, è ancora addormentato. È presto anche  gli ambulanti del mercato che non hanno ancora montato le loro bancarelle. Ma tra mezz’ora al massimo tutto inizierà a prendere vita. Io gioco d’anticipo perché a breve per me farà già troppo caldo, perché il percorso è privo di fontanelle se non alla partenza e all’arrivo, perché lungo questa costa di scogliere rimasta selvaggia (grazie al cielo!), non esiste un lungomare per correre e quindi, dovendo scegliere tra la vecchia Aurelia e i percorsi sterrati e non sempre facili dell’entroterra, opto per la seconda scelta, sperando di incontrare solo persone che si allenano come me.

Già, sperando…Del resto l’Aurelia, anche se è stata sostituita dalla nuova superstrada, è molto frequentata dalle macchine, è priva di protezioni e in alcuni tratti in curva, spesso si deve scegliere il lato “meno” peggiore in cui procedere. Ogni tanto quando passo in macchina io stessa e incrocio i ciclisti vengo pervasa da un senso di angoscia. Io su quella strada non ci corro più. Meglio lo sterrato silenzioso, anche se non incrociare nessuno per chilometri è inquietante, tanto che appena finisce l’asfalto raccolgo una pietra di media grandezza e continuo a correre tenendola in mano, inoltrandomi lungo il sentiero e provando nostalgia per i miei allenamenti settimanali con il gruppo.

Tanti sportivi non vorrebbero mai trovarsi in certe situazioni. Quando corri lungo una strada priva di marciapiedi per esempio, e senti il rumore di un motore che si avvicina veloce, speri che non sia il tuo momento. Eppure sei lì, perché lo dice la tabella, perché vuoi arrivare alla gara preparato e quindi ti alleni in orari in cui magari c’è poca luce, la mattina presto o la sera tardi, perché nelle ore centrali devi pensare al lavoro e alla famiglia. Perché quella è l’unica strada che hai a disposizione per correre o per uscire in bici.

Cosa vuol dire correre in sicurezza? Vuol dire indossare materiale catarifrangente, vuol dire rendersi visibili il più possibile alle macchine e mettersi in condizione di vederle, vuol dire non cambiare direzione improvvisamente senza prima accertarsi che dietro di voi non ci sia nessuno, vuol dire non distrarsi con la musica troppo alta, vuol dire rispettare le regole del codice della strada, vuol dire non allenarsi in luoghi isolati e male frequentati, vuol dire, se si esce a correre da soli e magari si deve affrontare una lunga distanza, portare con sé il cellulare senza il blocco dello schermo. Eppure a volte non basta. Quando si è vittime di un incidente, la cosa importante e poter fornire a chi vi soccorre tutte le informazioni più importanti che vi riguardano.

Ecco perché il braccialetto My Tag è una soluzione semplice quanto intelligente: in gomma con una piastrina in metallo dove segnare i dati più importanti come nome e cognome, anno di nascita, il cellulare del contatto di emergenza (ICE), l’indicazione di allergie e altre informazioni che si ritengono vitali. Il gruppo sanguigno invece è facilmente rilevabile con un test dai soccorsi, nessuno farebbe mai una trasfusione basandosi su dati scritti in un braccialetto, per quanto sia vero. Disponibile sia nella versione per sportivi ma anche nella versione per bambini con misure piccole, in gomma, facilmente lavabile e leggero si indossa tranquillamente per tutto il giorno. Questo braccialetto può diventare un vero e proprio salva vita e consente un contatto immediato con parenti o amici.

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Myonetag.com

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